L'Alto
Medioevo

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente anche Lucca passò sotto il controllo degli ostrogoti che governarono la città per oltre mezzo secolo.
In questo periodo i vincitori subentrarono alla precedente aristocrazia nel possesso delle proprietà terriere pur non stravolgendo l'assetto legislativo che vide coesistere il diritto romano per i latini e le leggi germaniche per i nuovi occupanti.

Nel 535 l'imperatore d'Oriente Giustiniano I iniziò la guerra contro i goti per riannettere all'Impero le terre italiane.
Dopo quasi vent'anni di devastazioni in tutta Italia nel 552 le truppe bizantine capitanate da Narsete arrivarono a Lucca, ultima roccaforte gotica in Tuscia.
I lucchesi contrapposero agli imperiali una strenua resistenza che terminò solo dopo tre mesi d'assedio.
La valorosa difesa della città consentì a Lucca di acquisire un ruolo dominante rispetto agli altri centri toscani.

Il Ducato longobardo

Dopo un ventennio di occupazione bizantina anche Lucca nel 570 passò sotto il controllo longobardo a seguito della loro calata in Italia.

Vista la non felice parentesi imperiale i longobardi non riscontrarono grandi difficoltà a convivere con la popolazione locale.
Se inizialmente le due comunità mantennero una certa distinzione, con la conversione dei longobardi al cattolicesimo iniziò un processo di fusione tra i due popoli.
La vita in città di quegli anni è testimoniata da molti documenti originali oggi conservati presso l'Archivio Storico Diocesano.

Il periodo longobardo, lungo due secoli, è un passaggio fondamentale nella storia della città lucchese.
Venne istituito il Ducato di Tuscia la cui capitale fu proprio Lucca che acquisì quella forza che la rese protagonista in Toscana nei secoli a venire.


Il Marchesato carolingio

Il dominio longobardo in Italia terminò nel 774 con la conquista di Pavia, capitale del regno, da parte di Carlo Magno. Nello stesso anno anche Lucca passò sotto il controllo dei franchi.
Durante il periodo carolingio la nuova classe dominante si affiancò, senza sostituire del tutto, la precedente aristocrazia longobarda, tra i membri della quale continuarono ad essere nominate importanti cariche pubbliche.

Elemento di forte discontinuità fu la trasformazione del Ducato di Tuscia in Marchesato, comportando l'istituzione della figura del conte, eletta e fedele all'autorità imperiale e non più ereditaria come il duca.
Il nuovo Marchesato carolingio ebbe ancora Lucca come capitale.

Con la morte di Carlo Magno il suo impero si avviò verso un inesorabile processo di disfacimento che portò ad aumentare la distanza tra lo stato centrale e le varie realtà territoriali. In questo contesto i signori locali e le città accentuarono la propria indipendenza allontanandosi sempre di più dall'influenza del marchese di turno.

Tra i principali marchesi di Tuscia si ricorda Adalberto I, in carica dall'846 all'886, che estendeva il suo controllo oltre che sulle terre toscane anche sui mari, dalla Corsica fino alle coste della Provenza, come baluardo contro la pirateria saracena.
Formalmente dipendente dall'impero Adalberto attuò diverse politiche autonome in contrasto con il potere centrale.

Fedelissimo dell'imperatore Ottone III fu invece Ugo il Grande, marchese di Tuscia dal 973 al 1001, attore fondamentale nelle lotte che vide coinvolto l'Impero contro il Papato e nell'Italia meridionale.
Con lui Lucca perse la sua centralità in Toscana a favore di Firenze e una volta morto per il Marchesato iniziò un periodo di declino e parallelamente acquisirono sempre più potere le varie signorie locali presenti sul territorio toscano.

Matilde di Canossa

Nel 1027 Bonifacio di Canossa, padre di Matilde, divenne marchese di Tuscia.
A causa delle sue politiche Lucca conobbe un periodo di crisi così da far nascere in città un forte sentimento di insofferenza verso la casata dei Canossa che successivamente, nel 1056, spostarono definitivamente la capitale del Marchesato da Lucca a Firenze.

Nel 1076 alla morte della madre Matilde di Canossa le subentrò nei possedimenti in Toscana.
Matilde fu probabilmente la donna più importante del medioevo italiano, protagonista nella lotta per le investiture tra papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV.

Negli anni che seguirono di aperto scontro tra imperiali e fedeli al Papa i lucchesi tennero principalmente una posizione a favore di Enrico IV e in contrasto con Matilde.
Ad acuire la distanza tra Lucca e il potere marchionale contribuirono anche i dissidi interni tra la città e il vescovo Anselmo II, padre spirituale della Contessa.

Nel 1081 proprio a Lucca Enrico IV emanò la revoca del marchesato a Matilde e concesse diversi privilegi ai cittadini lucchesi.
La Contessa di Canossa potette rientrare in città solo alla fine del secolo quando ormai la guerra contro l'imperatore fu pressoché vinta.

Da sempre ostili ai Canossa e percepito il Marchesato come oppressivo, nacque in questo contesto il forte sentimento di libertà e indipendenza che per secoli fu elemento distintivo della città.

Il libero Comune

Morta Matilde di Canossa nel 1115, il Marchesato di Toscana ebbe sempre meno influenza sulle varie città, ormai entità affermate e forti di diversi privilegi concessi da più imperatori.
Sintomo della debolezza dei nuovi marchesi, la rivolta del 1134 di Lucca contro Engleberto che aveva favorito Pisa in uno dei tanti conflitti tra le due città.

Nel 1160, Lucca e il marchese del tempo Guelfo arrivarono ad un accordo con il quale il margravio cedeva alla città i suoi diritti su di essa. Nasceva così ufficialmente il Comune che negli anni successivi ricevette ulteriori riconoscimenti dall’imperatore Federico Barbarossa in persona.

Nei suoi primi anni di vita il Comune esercitò la propria influenza principalmente sulla città, essendo il territorio circostante ancora sotto il possesso di vari signori locali.
Questo periodo fu caratterizzato da ripetute guerre contro Pisa e i feudatari limitrofi.

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