L'ottocento
Sulla scia delle vittorie di Napoleone in Italia, nel 1805 venne costituito il Principato di Lucca e Piombino, presieduto da Felice Baciocchi e dalla moglie Elisa Bonaparte.
Sarà proprio Elisa, sorella di Napoleone, a governare di fatto la città al posto del marito.
Durante il periodo napoleonico si registrarono importanti provvedimenti sul piano economico, dell'istruzione e della sanità.
Anche dal punto di vista urbanistico vennero eseguiti rilevanti interventi come la realizzazione dell'odierna Piazza Napoleone e l'apertura di un nuovo varco nella mura, Porta Elisa.
Al tramonto di Napoleone corrispose anche la fine del Principato.
Con il crollo dell'Impero francese, le truppe inglesi del comandate Bentink arrivarono in Toscana e a Lucca. Elisa provò invano una trattativa e nel 1814 fu costretta alla fuga.
La principessa lucchese morì a Villa Vicentina nel 1820.
Il Ducato dei Borbone
Caduto Napoleone si arrivò al congresso di Vienna del 1815 dove, nel delineare la nuova Europa, Lucca venne assegnata a Maria Luisa di Borbone.
Nel 1814 la città era stata occupata dalle truppe austriache del generale Starhemberg.
L'anno successivo gli subentrò il colonnello Werklein che impose un severo governo militare.
La rigidità della politica austriaca, la forte pressione fiscale e la carestia nelle campagna generarono un'ondata di emigrazione.
Maria Luisa arrivò in città sul finire del 1817 e prese così vita il Ducato di Lucca.
La duchessa governerà la città fino alla sua morte, nel 1824. A lei succederà il figlio Carlo Ludovico.
Durante il dominio borbonico Lucca conosce un periodo di stabilità e ripresa economica. Al clero vengono restituiti i beni confiscati in precedenza, le arti e la cultura non vengono trascurate e viene fondato l'Istituto Musicale che in futuro verrà intitolato a Luigi Boccherini.
Interventi di rilievo vengono eseguiti anche a Viareggio che avrà un importante sviluppo urbanistico.
Degli anni del Ducato però la traccia oggi più evidente è quella lasciata da Lorenzo Nottolini.
Sotto i Borbone il grande architetto lucchese sarà chiamato a realizzare opere come l'acquedotto che da Guamo porta l'acqua in città, la riqualificazione di Piazza Anfiteatro, la progettazione dell'Orto Botanico e della fontana di piazza Antelminelli.
La fine dell’indipendenza
Nonostante il buono stato di salute del bilancio dello Stato lucchese, la mole debitoria del duca Carlo Ludovico si ripercosse anche sulle casse del Ducato che venne chiamato a far fronte alle sempre maggiori spese del Borbone.
Nel 1847, ormai subissato dai debiti, Carlo Ludovico decise di cedere il Ducato a Leopoldo II d'Asburgo, granduca di Toscana.
Dopo secoli di autonomia e libertà Lucca così perse la sua indipendenza.
In città la cessione del ducato venne vissuta come un vero e proprio tradimento. Lucca da capitale di uno Stato divenne una delle tante province toscane, suddita di un governo straniero da sempre osteggiato.
In questo clima di avversione alla Toscana, nel 1859, i lucchesi furono lieti dell'esito del plebiscito che sancì l'annessione al futuro Regno d'Italia.
